LA PIETRA DEL DIAVOLO

Postato su Giugno 30, 2018, 6:34 am
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La leggendaria “lapis diaboli” conservata nella basilica di Santa Sabina affonda le sue radici nell’epoca romana.

di Giada Carboni

La chiesa di Santa Sabina sorge sulla domus della patrizia romana Sabina, vissuta nel II secolo d.C. e morta decapitata, come tortura per essersi convertita al cristianesimo. La chiesa fu eretta nel 425 da Pietro d’Illiria, al quale è intestata la piazza antistante la chiesa, sull’Aventino. Nel corso dei secoli la chiesa subì modifiche strutturali dettate dalle necessità degli uomini.

chiesa di Santa Sabina

chiesa di Santa Sabina

Ad esempio, nel 1874, ospitò un lazzaretto per far fronte alla pestilenza del colera, ma in epoche più lontane, già nel X secolo, sotto papa Alberico II la chiesa fu adibita a fortino e successivamente a residenza delle famiglie nobili dei Crescenzi e dei Sabelli. Cencio Sabelli, salito al trono pontificio come Onorio III, riconsacrò la chiesa donandola nel 1219 al fondatore della Confraternita dell’Ordine Religioso dei Predicatori, Domenico di Guzman, che vi ospitò le Domenicane. aggiungendo il chiostro e il campanile. Con il sacco di Roma dei Lanzichenecchi scomparve il ciborio d’argento, ma sotto il papato di Sisto V, ad opera di Domenico Fontana, la chiesa fu impreziosita da un baldacchino e da un nuovo altare maggiore. Successivamente l’Ordine dei Domenicani commissionò prima il Borromini, nel 1643, poi Antonio Munoz nel 1938, per riportare la chiesa al suo aspetto originario del medioevo. Oggi, si conservano il duecentesco portico gettante sulla piazza e le dodici colonne per fila, delle navate laterali, di marmo ancirano con capitello corinzio, provenienti dal vicino tempio di Giunone Regina.

La lapis diaboli

Nell’angolo sinistro dell’ingresso si nota una piccola colonna marmorea tortile su cui è posta una modesta pietra nera, quasi perfettamente ellittica, che attira l’attenzione di credenti e miscredenti. Si tratta della leggendaria “lapis diaboli”, cioè ‘pietra del diavolo’, di cui la tradizione narra essere stata scagliata invano contro Domenico di Guzman da Satana, per tentare di tentarlo, mentre era assorto in preghiera all’interno della sua cella, oggi trasformata in cappella per facilitarne la visita. Sulla pietra sono evidenti alcuni fori profondi, simili a quelli di una palla da bowling, interpretati come segno delle dita del diavolo. Qualcuno ci volle vedere, invece, un danno procurato accidentalmente da Domenico Fontana, nel periodo dei suoi lavori di restauro.

Il simulacro è in realtà un lapis equipondus”, cioè una pietra da contrappeso realizzato in materiale roccioso quale è la serpentina, e impiegato per misurare il peso sulla bilancia, la cosiddetta “libbra”, in uso in epoca romana. Di esso si conservano tre esemplari anche nella chiesa di Santa Maria in Trastevere e uno nella chiesa di San Lorenzo fuori le mura, del quale è evidente che i fori superiori contenevano un maniglione per facilitarne il trasporto, Nel dipinto di Antonio Tempesta, Martirio di san Primo, invece, conservato presso la chiesa di Santo Stefano Rotondo, si scopre che il lapis equipondus fu utilizzato anche come strumento di tortura.