NEL MITO DI SCILLA

Postato su Maggio 15, 2017, 6:27 pm
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L’antico amore impossibile tra il pescatore Glauco, trasformato in un dio marino, e la splendida e dolce Scilla, succube di una vendetta brutale.

di Gianluca Grandinetti

In Calabria si racconta che Scilla, l’alta scogliera che si affaccia sullo stretto di Messina, un tempo era una bella fanciulla dagli occhi grandi e dai lunghi capelli neri.

Glauco e Scilla (1582) di Bartholomaeus Spranger

Nelle Metamorfosi Ovidio racconta la tragica storia dell’amore di Glauco per la bella Scilla.

Glauco era un pescatore della Beozia, forse il figlio di Poseidone, il dio del mare. Un giorno, mentre si riposava, si accorse che uno dei pesci che aveva pescato, a contatto con l’erba di un prato vicino, era ritornato in vita e si era rituffato fra le onde.

Attirato dagli enormi poteri di questa erba ne mangiò e sentì una fortissima passione per la vita marina: abbandonò la terra trasformandosi in una creatura divina, un nuovo dio del mare.

Scilla, cui la natura aveva fatto dono di una incredibile grazia, era solita recarsi presso gli scogli di Zancle, per passeggiare a piedi nudi sulla spiaggia e fare il bagno nelle acque limpide del mar Tirreno.

Una sera, mentre era sdraiata sulla sabbia, sentì un rumore provenire dal mare e notò un’onda dirigersi verso di lei. Impietrita dalla paura, vide apparire dai flutti un essere metà uomo e metà pesce dal corpo azzurro, con il volto incorniciato da una folta barba verde ed i capelli, lunghi sino alle spalle, pieni di frammenti di alghe.

Era Glauco, trasformato in un essere di natura divina. Scilla, terrorizzata alla sua vista perché non capiva di che tipo di creatura si trattasse, si rifugiò sulla vetta di un monte che sorgeva nelle vicinanze.

Il dio marino, vista la reazione della ninfa, iniziò ad urlarle il suo amore e a raccontarle la sua drammatica storia. Scilla, dopo aver ascoltato il racconto di Glauco, noncurante del suo dolore, andò via lasciandolo solo e disperato.

Allora Glauco pensò di recarsi all’isola di Eea dove sorgeva il palazzo della maga Circe sperando che potesse fare un sortilegio per far innamorare Scilla di lui. Circe, dopo che Glauco ebbe raccontato il suo amore lo ammonì duramente, ricordandogli che era un dio e pertanto non aveva bisogno di implorare una donna mortale per farsi amare e, per dimostrargli quanto lui si sbagliasse a considerarsi sfortunato, gli propose di unirsi a lei. Ma Glauco si rifiutò di tradire il suo amore per Scilla e lo fece in modo così appassionato che Circe, furiosa per essere stata rifiutata a causa di una mortale, decise di vendicarsi.

Non appena Glauco se ne fu andato, preparò un filtro e si recò presso la spiaggia di Zancle, dove Scilla era solita recarsi. Versò il filtro nel mare e ritornò quindi alla sua dimora. Quando Scilla arrivò, accaldata dalla grande afa della giornata, decise di immergersi nelle acque limpide. Ma, dopo essersi bagnata, vide intorno a se mostruose teste di cane, rabbiose e ringhianti.

Scilla

Spaventata cercò di scacciarle ma, una volta fuori dall’acqua, si accorse che quei musi erano attaccati alle sue gambe tramite un lungo collo serpentino. Si rese allora conto che sino alle anche era ancora una ninfa ma, dalle anche in giù, le spuntavano sei teste feroci di cane, ognuna con tre file di denti aguzzi. Fu tale l’orrore che Scilla ebbe di se stessa che si gettò in mare: non appena toccò l’acqua si sollevarono onde altissime che formarono un enorme e spaventoso gorgo dal quale emerse un’alta scogliera. Ma la scogliera non era fatta solo di roccia: imprigionata al suo interno, viveva ancora l’anima dell’infelice Scilla, anima che la disperazione aveva reso crudele e spietata.

Condannata a vivere in quell’antro, da quel giorno terrorizzò e uccise i naviganti che di lì transitavano attirando come una gigantesca calamita le loro imbarcazioni e facendole schiantare contro la costa.
Glauco, disperato per il destino dell’amata, fuggì ma si rifiutò di unirsi a Circe che si era così crudelmente vendicata della fanciulla, sua inconsapevole rivale.

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La località Chianalea è la parte più antica e suggestiva del comune di Scilla, denominata anche piccola Venezia per la sua posizione quasi immersa nelle acque del mare.