TARANTO E IL SUO PONTE GIREVOLE

Postato su Aprile 09, 2017, 12:49 pm
9  minuti

Con i suoi 90 metri di lunghezza il ponte di San Francesco di Paola rimane uno tra i simboli più conosciuti  e più apprezzati della città di Taranto. Meglio noto come Ponte girevole, collega la parte della città vecchia alla nuova, ossia l’isola del Borgo Antico con la Penisola del Borgo Nuovo.

di Daniela Cimino

Il ponte sovrasta un canale navigabile lungo circa 400 metri ed unisce il Mar Grande al Mar Piccolo. Ma perché un ponte dovrebbe essere girevole e quindi aprirsi? L’apertura è necessaria per consentire il passaggio di navi di particolari dimensioni dirette ai bacini e alla banchine dell’Arsenale della Marina  Militare. Per la sua particolarità può essere considerato un’importante opera d’ingegneria navale. La gestione  dell’apertura, così come della manutenzione sono affidate alla Marina

La nave Garibaldi attraversa il canale

Militare. Il ponte, venne inaugurato nel 1887 e rimodernato nel 1957. Inizialmente il meccanismo di funzionamento avveniva mediante delle turbine idrauliche alimentate da un grande serbatoio poi, venne introdotta l’elettricità. La rotazione da un lato è di circa 45 gradi mentre dal lato del Borgo Nuovo la rotazione del semiponte arriva a 90 gradi. Le procedure di apertura e chiusura richiedono una ventina di minuti e le manovre vengono effettuate da due cabine di pilotaggio con operai pronti ad intervenire in caso di mal funzionamento. Le aperture,  fino agli anni ’90 erano tre: una alle 5 del mattino, una alle 14 e l’ultima alle 21. Da quando la Marina Militare ha trasferito le proprie unità navali nella base di Mar Grande, Il ponte si apre con minor frequenza ma, anche, da quando il traffico cittadino è aumentato, infatti per non creare ulteriori disagi l’apertura delle 14 è stata eliminata, mentre quella delle 21 posticipata alle 24. Ad oggi, per poter conoscere gli orari delle aperture, diventate oramai straordinarie, è possibile consultare il sito ufficiale del comune della città oppure i grandi pannelli posizionati sia da una sponda che dall’altra. Negli ultimi tempi il simbolo di Taranto mostra segni evidenti di sofferenza, pezzi della struttura si sono staccati finendo nel mare e fino ad oggi sono stati fatti interventi tampone; tranne che nel 1984 dove, rimanendo chiuso per un periodo piuttosto lungo, venne costruito un ponte di barche per consentire l’attraversamento delle auto da una parte all’altra della città.

Ad oggi quest’opera architettonica avrebbe bisogno di un vera e propria manutenzione per preservare la sua integrità e la sua particolarità. Particolarità che venne decantata anche da Gabriele D’annunzio nell’opera Laudi del Cielo del Mare della terra e degli eroi, il poeta scrisse: “Non balena sul Mar Grande né tuona. Ma sul ferrato cardine il tuo Ponte gira e del ferro il tuo Canal rintrona. Passan così le belle navi pronte per entrar nella darsena sicura, volta la poppa al jonico orizzonte”. Appare anche in alcuni film tra cui La Nave Bianca, film del 1941 diretto da Roberto Rossellini.  Il ponte è indissolubilmente legato alla vita della Marina Militare, negli anni moltissime navi hanno attraversato il bacino ma, mai come nel 1965,  i tarantini assistettero ad un attraversamento così singolare.  All’epoca Agostino Straulino, comandante

Agostino Straulino racconta la sua impresa

dell’Amerigo Vespucci, ordinò al nostromo di spiegare le vele attraversando un bacino largo solamente 9 metri contravvenendo così alle regole del porto, che vuole che le navi attraversino ad una velocità ridotta di massimo 3 nodi. Straulino, grande velista, prima ancora che comandante, passò ad una velocità di 14,6 nodi con un’impresa pazzesca, strepitosa  e allo stesso tempo pericolosa. Per questo, la Marina Militare gli fece un elogio per l’incredibile azione ma, allo stesso tempo, fu condannato a due giorni di carcere per aver violato le regole.

Il transito delle navi militari è suggestivo ed emozionante,  l’equipaggio è schierato verso il castello Aragonese e rende gli onori alla bandiera. Negli anni delle guerre, soprattutto, come quella del ‘90 del Golfo Persico, per citarne una, le sponde si assiepavano di gente che accorreva per salutare o accogliere i propri cari, pertanto era facile scorgere sui volti di famigliari, mogli, amici e fidanzate la gioia nel veder arrivare i propri cari oppure qualche lacrimuccia , al contrario quando questi ripartivano.

Nel tempo i tarantini hanno imparato ad amare il ponte simbolo di congiunzione tra vecchio e nuovo, ma anche a convivere a stretto rapporto con il mare stesso, un mare che talvolta restituiva ma che altrettante volte portava via.

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