UOMO CERVO A CASTELNUOVO A VOLTURNO

Postato su Marzo 03, 2017, 5:42 am
9  minuti

Castelnuovo a Volturno. Un paese magico, fiabesco dove da sempre l’uomo e la natura hanno imparato a conoscersi, a rispettarsi e a raccontarsi.

di Boris Gagliardi

Questa storia possiamo cominciarla ascoltando il suono di una zampogna. Possiamo allora immaginare una valle circondata dalle montagne, le catene del Matese, delle Mainarde e del Monte Greco e le acque del fiume Volturno che la attraversano e possiamo immaginare il suono di queste zampogne che proviene dal paesino che riempie l’aria e le case, le piazze e tutto ciò che le circonda. Siamo alla fine dell’inverno: uno dei momenti più suggestivi dell’anno ed ancora uno strato spesso di neve riveste le cime dei monti che dall’alto osservano e dominano la valle. Mille metri più in basso il cammino verso i pascoli e le vette, ripidi speroni e una fitta boscaglia dove ai faggi delle alte quote fanno seguito i carpini, le querce e i lecci. Per millenni, fin dalla preistoria gli abitanti del luogo hanno visto la montagna come una

L’uomo Cervo

amica ma allo stesso tempo anche come una presenza misteriosa e sacrale. Qui, vivono numerosi rapaci ed anche l’orso ed il lupo. Ma, da sempre, nonostante l’uomo sia riuscito a conviverci, l’animale che più rappresenta un certo mistero è il cervo,.A Castelnuovo a Volturno ogni anno vi è un’ emozionante rappresentazione in costume. La prima edizione risale a metà degli anni 80 ma, diversi antropologi concordano nel ritenere che il rito abbia origini antichissime collocano questa ricorrenza alle lupercalia, le feste che rappresentavano l’arrivo della primavera nell’antica Roma. Uomini mascherati di cervi compaiono anche nelle pitture preistoriche di alcune grotte dei Pirenei. Alle prime luci della sera, comincia la vestizione del cervo. Due giovani del paese prendono le vesti di un cervo e di una cerva. Il rullo dei tamburi prepara il pubblico all’entrata in scena. L’animale devasta campi, lancia per aria fasci d’erba, si rotola in terra e addirittura si scaglia sugli uomini emettendo grida animalesche. Dopo pochi minuti arriva la cerva annunciata dal suono delle zampogne ed il cervo diviene più calmo. Insieme cominciano una danza d’amore, subito dopo i due animali tornano ad infuriarsi e a devastare le coltivazioni. Alla fine sopraggiunge Martino, una maschera vestita di bianco con un cappello a forma di cono in testa, una sorta di pulcinella che inizia una lotta con i due animali e riesce a catturarli. Questi provano a divincolarsi e ad opporsi ma alla fine cadono in terra stremati. Allora il popolo  che rappresenta la figura di una donna si avvicina pensando di aver vinto sulla natura per offrire del cibo, ma niente i due animali riescono a liberarsi dai lacci e ricominciano a devastare la piazza. A questo punto entra in scena il cacciatore che con un fucile darà la morte ai due animali che cadono a terra. In realtà il cacciatore è uno sciamano che ha la capacità di dare la morte ma anche la vita. Si china sugli animali e vi soffia nelle orecchie. Il cervo e la cerva lentamente si ridestano, storditi e sorpresi. Gli spiriti malvagi sono stati cacciati, il chicco caduto in terra è dovuto morire per dare tanto frutto e gli animali possono finalmente ritornare alla loro foresta. Una nuova primavera sta per arrivare a Castelnuovo e, per un nuovo anno, l’uomo e la natura potranno convivere in pace. Alla fine della rappresentazione delle fucine vengono accese nel centro della piazza e delle altre figure, le Janare, le streghe, parenti dei lupi mannari, sopraggiungono ballando attorno al fuoco e sbattendo i loro campanacci. Anche se feroci e orripilanti nell’aspetto, queste figure non fanno alcun male e servono solo a fare scena e ad arricchire la coreografia. All’arrivo dello stregone Maone scappano via. Sui boschi e sui misteri della montagna può tornare il silenzio.

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