VENEZIA NEL MITO

Postato su Gennaio 25, 2017, 5:26 pm
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Antiche leggende e strani accadimenti si mescolano assieme nelle Gallerie dell’Accademia e nessuno alla fine della storia potrà dire di essere rimasto lo stesso.

di Boris Gagliardi

Mi sentivo turbato, ancora sorpreso e rapito, portato all’apice e nel turbinio delle mie giovani emozioni. L’incontro con il Tintoretto, il suono della sua voce mentre descriveva le Opere, la visione profonda dei quadri. Ero come perduto in quelle grandi sale dell’Accademia e provavo come una sorta di vertigine che mi prendeva alla testa ed il cuore batteva forte mettendomi addosso paura e gioia al tempo stesso, fino a quando, il mio sguardo, si pose su di un quadro di cui solo dopo seppi il nome, proiettandomi letteralmente al suo interno.

San Giorgio

Vi era un uomo nella sala, dalla lunga barba e dalle gambe scoperte, vestito di poveri cenci e in parte strappati, che saliva quasi in ginocchio due gradini e, con lo sguardo rivolto verso l’alto agli occhi del Doge seduto sul trono, gli consegnava un anello. Un anello fatto di oro, o forse d’argento, di mercurio, di rame, stagno, o ancora piombo.

Il doge lo guardava sorpreso mentre gli tendeva la mano e tutti i patrizi ai lati che guardavano e commentavano la scena. Poi, l’anello mi parve luccicare ancora di più e, al tempo stesso, ingrandirsi fino ad apparire largo come una porta. Una porta posta su di una mano ed io, mi mossi per entrarvi ed attraversarla; poi si richiuse e mi ritrovai nel mezzo della Laguna, sopra una piccola barca e nelle carni di quell’uomo che avevo poco prima veduto.

Era notte, una notte di pioggia fitta, infinita, il vento increspava le onde del grande Canale ed io, ero diretto al molo per ormeggiare la barca. Avevo appena buttato la corda sull’asse di legno quando un uomo, dalle grandi sembianze e dal fare ardito, mi diede la consegna di portarlo sull’altra sponda, dalla parte di San Giorgio. Nonostante il maltempo mi misi di gran lena a remare controcorrente. Arrivati all’isola, fummo fermati da un secondo uomo, avvolto in un grande mantello, che mi chiese di dirigermi al Lido. Ed anche questa volta, non so per quale motivo, non ebbi la forza di contraddirlo, rituffandomi daccapo nel mare burrascoso.  Arrivato al Lido ecco un terzo uomo, che salito prontamente nel barchino, chiese di andare verso la bocca del porto di San Nicolò, ancora una volta incapace di rifiutare anche questa terza richiesta riportai la barchetta in Laguna, muovendomi verso la destinazione indicata. Eravamo in quattro sulla barchetta che, a stento, riusciva a rimanere a galla.

Le mie membra erano stanche ed i muscoli contratti nello sforzo ma, la conoscenza dei tratti, la saggezza del vecchio barcaiolo e l’orgoglio di chi è nato sul mare mi davano manforte, spingendomi ad andare oltre. Poi, ad un tratto, mentre eravamo a circa metà tragitto, ci comparve davanti una grande Galea Nera.  Sul ponte davanti si ergeva una figura agghiacciante, spettrale. Due grandi corni gli spuntavano dalla testa e aveva gli occhi del color delle braci. Emetteva un alone di fumo mal odorante e, dietro di lui, una banda di spiriti malvagi diretti al molo, alla conquista di Venezia. A tale vista le mie braccia si fecero di ghiaccio, come paralizzate, vidi la mia anima perduta tra quelle onde e venni preso dalla paura che la barchetta venisse travolta. Quindi, voltandomi verso gli uomini che vi portavo dentro, ebbi una visione: i tre, alzatisi in piedi e levatisi il mantello si fecero il segno della croce ed io li riconobbi. D’improvviso nel mare si creò un gigantesco vortice e, la Galea, vi sprofondò dentro rimanendone inghiottita. La pioggia cessò, le nuvole scomparvero ed il nubifragio ebbe fine.

I tre santi: San Giorgio, uccisore del drago, San Marco protettore di Venezia e San Nicolò protettore dei marinai mi ordinarono di riportarli lì dove li avevo raccolti e, San Marco, prima di congedarsi mi disse di andare dal Doge per raccontare l’accaduto e di come Venezia era stata salvata. Poi, vedendomi perplesso e sbalordito da quello a cui avevo assistito, come leggendo nei miei pensieri, mi diete l’anello e mi disse: << Abbi fede! Mostra questo al Doge e sarai creduto >>.

E così feci.

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