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Disco verde per i lavori di adeguamento funzionale e tecnologico della Commenda di San Giovanni di Prè, l’antico edificio futura sede del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI). Uno spazio espositivo che nasce dalla volontà di restituire al grande pubblico la narrazione dell’emigrazione italiana un patrimonio culturale molto vasto e fisicamente diffuso in tante località italiane ed estere, tra enti, istituzioni statali e locali, archivi, musei, associazioni di emigrati e centri di studio e ricerca.

L’operazione, dal costo di 5,3 milioni di euro (di cui 300 mila arrivano da Fondazione San Paolo per la progettazione; 3 milioni dal MIBACT, nell’ambito del programma Grandi Progetti Beni Culturali e 2 milioni dal Patto per Genova, siglato tra Comune e Governo), include anche il restauro e il risanamento conservativo della Commenda e verrà conclusa nell’arco di un anno.

Quasi obbligata la scelta della Commeda di Prè per questo spazio espositivo: l’imponente edificio, un capolavoro di arte medievale, fu luogo di rifermento per viaggiatori e passaggi su navi e fin dal XII secolo, ricovero dei pellegrini diretti in Terrasanta.

Sarà un museo adatto a tutti i pubblici, anche alle scuole e alle famiglie, che potrà parlare a tutti attraverso diversi linguaggi e con modalità museologiche interattive.

Il percorso espositivo del MEI sarà costruito intorno alle storie di vita dei protagonisti dell’emigrazione: le esperienze dei singoli saranno proposte al visitatore attraverso fonti primarie come le autobiografie, i diari, le lettere, le fotografie, i giornali, i canti e le musiche che accompagnavano gli emigranti. Materiale storico al quale si aggiungono i documenti conservati da enti, istituzioni statali e locali, archivi, musei, associazioni di emigrati. Tutti soggetti inclusi nella grande rete di collaborazione che il MEI sta costruendo affinché il nuovo Museo sia davvero un luogo partecipato, capace di rinnovarsi.

Il MEI sarà un museo in movimento: l’emigrazione è un viaggio, e chi entrerà vi si troverà immerso, tra immagini e storie dei milioni di italiani che hanno lasciato il nostro paese a partire dall’Unità d’Italia nel 1861. Le diverse “stazioni” che compongono il percorso potranno “parlare” in modo diverso a seconda dell’interlocutore che si avvicinerà: questo grazie a un meccanismo di registrazione all’ingresso che permetterà di calibrare lingue, storie e documenti in base alla specifica persona che sta compiendo il percorso. I dati sulle partenze, i ritorni, le destinazioni, il lavoro, la salute, l’alimentazione, il razzismo, l’accoglienza, le tante motivazioni diverse per lasciare l’Italia, che rappresentano il grande mosaico della migrazione saranno comunicati attraverso strumenti che permetteranno anche di “portare a casa” i contenuti, magari per rifletterci in un secondo tempo, o per condividerli insieme attraverso le reti social. Di fatto questo percorso museale integrerà quello del Galata Museo del Mare, che da anni offre ai visitatori la coinvolgente esperienza multimediale del Museo Memoria e Migrazioni, un percorso interattivo che rievoca la traversata oceanica dei migranti italiani a bordo dei piroscafi verso gli Stati Uniti e il Sud America, il Brasile e l’Argentina; e che in una sezione specifica racconta l’immigrazione contemporanea verso l’Europa.

Alla Commenda ci sarà anche uno spazio di riflessione, il “Memoriale” che attraverso una suggestione artistica ricorda una serie di episodi dolorosi, a volte collettivi: dai fatti di Aigües Mortes (1893) alla strage di Marcinelle (1956), passando per disastri minerari e naufragi. 

E poiché l’emigrazione italiana non ha avuto solo la sua destinazione all’estero e non appartiene solo al passato. Per questo il Museo racconterà anche l’emigrazione interna, declinata nelle sue due grandi direttrici, dalla campagna alla città e dal Sud al Nord e l’emigrazione contemporanea, con le forme che ha assunto dopo il 1973, anno del cambio epocale, in cui da paese di emigrazione, l’Italia diviene paese di immigrazione.

«Si tratta di una grande operazione di memoria popolare e collettiva del nostro Paese – commenta Paolo Masini, presidente del Comitato di indirizzo per la realizzazione del MEI – Partendo dalle singole storie personali si arriva a ricostruire un fenomeno che è nell’anima stessa delle radici dell’umanità. Donne e uomini con le storie più diverse che spesso hanno saputo trasformarsi in semi preziosi in terre generose».