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Alberghi chiusi e mai riaperti da marzo. È questa una delle fotografie della crisi del settore ricettivo in Italia causata da un crollo di presenze turistiche che nel 2020 è stato del -56% rispetto all’anno precedente e dell’ancora più allarmante crollo del  -72% della componente straniera.

«Abbiamo dinnanzi a noi un periodo ancora molto duro, Enit stima che il ritorno ai livelli pre crisi potrà affacciarsi all’orizzonte solo nel 2023» – dichiara Maria Carmela Colaiacovo, Vice Presidente di Associazione Italiana Confindustria Alberghi.

Per questo – continua – «siamo sconcertati da quella che, in base al PNRR (il Piano nazionale di rinascita e resilienza) sembra la decisione di destinare a turismo e cultura appena 8 miliardi di euro, ossia poco più del 2,5% delle risorse del piano a fronte di un impatto sul PIL che per il solo turismo vale oltre il 13% del totale. Appare insomma ancora una volta largamente sottostimata la rilevanza del settore e la gravità della situazione in cui si trovano adesso aziende e lavoratori».

Confindustria Alberghi sottolinea la necessità di disporre, oltre agli aiuti emergenziali necessari per la sopravvivenza stessa delle imprese, anche una strategia di medio lungo periodo per accompagnare e salvaguardare l’intero settore.

«Ci aspettavamo di trovare nel piano nazionale una strategia e una visione organica per il rilancio del comparto tanto più vista la piena sintonia tra gli obiettivi di fondo di Next Generation Eu, e le linee di fondo dello sviluppo per il settore turistico alberghiero. Digitalizzazione e innovazione, transizione verde e coesione sociale trovano pienamente spazio e coerenza in un fenomeno come il turismo che cresce insieme al territorio e al contesto culturale e sociale che lo circonda – sostiene Colaiacovo.

Per il miglioramento delle infrastrutture turistico ricettive e dei servizi turistici – questa la posizone dell’associazione confindustiale – gli 1,5 miliardi previsti per interventi di natura sia strutturale che digitale sono risorse ,«sideralmente lontane dalle reali esigenze e dagli obiettivi stessi posti dal piano»

Un’assenza ‘pesante’ nel PNRR è inoltre il tema della patrimonializzazione delle imprese. Secondo le stime del Centro Studi Confindustria, nelle sole attività di alloggio-ristorazione il ricorso a prestiti bancari è aumentato di 8 miliardi di euro nel 2020. Una situazione che richiede maggiore uno specifico capitolo dedicato alla definizione di misure per l’accesso delle imprese ai mercati finanziari e dei capitali.

Prima della crisi il settore turistico occupava il 14,9% della forza lavoro del paese. Secondo i dati ISTAT nel solo comparto ricettivo gli occupati sono circa 300 mila.

«Il fermo forzoso cui è costretto il settore ha imposto il ricorso agli ammortizzatori sociali per la maggior parte dei lavoratori che ad oggi hanno prospettive ancora poco chiare per i prossimi mesi. In attesa della ripresa, che sarà comunque debole e discontinua, c’è bisogno di misure in grado di accompagnare lavoratori ed imprese. Per questo è necessaria la proroga degli ammortizzatori Covid 19 così come va potenziata la decontribuzione prevedendo che possa operare anche in concomitanza con la cassa integrazione».

  INFORMAZIONI UTILI

Associazione Italiana Confindustria Alberghi

Sito web: www.alberghiconfindustria.it